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Industry Insiders: Silvia Negri Firman, fondatrice di Negri Firman PR & Communication.

Luca Ferone

Prosegue Industry Insiders, la nostra serie di interviste ai professionisti del settore Moda, Lusso e Cosmetica. Protagonista questa volta è Silvia Negri Firman, fondatrice dell’agenzia di comunicazione che porta il suo nome. “Understated, pacata, molto strategica, poco “mondana”, gestisce due uffici, Milano e New York, un team importante di persone, tanti clienti con l’aria cool e senza inutili nervosismi di chi riesce a avere occhio e attenzione individuale per tutti.”

silvia negri firman launchmetrics

Ecco cosa ci ha raccontato Silvia Negri Firman.

Iniziamo parlando della tua agenzia che oggi è sicuramente ai primi posti tra le realtà italiane nel campo della comunicazione, specializzate nel settore moda, lusso e cosmetica (MLC). Ci racconti brevemente com’è nata.

Negri Firman PR & Communication è nata nel 2008, alla fine di un lungo percorso professionale nel settore moda e lusso. Sono una persona curiosa e amo le sfide e, ad un certo punto della mia vita, ho capito che volevo essere libera di sperimentare nuove modalità di lavoro e anche provare a cimentarmi a livello professionale in ambiti che fino ad allora avevo esplorato solo per passione, come il design, l’arte, la cultura e molti altri. Volevo lavorare in modo più creativo e libero, portare sinergie tra la moda, il lusso e gli altri mondi. Così ho preso la decisione e mi sono buttata.

Had a great #PressDay here at #NegriFirman 🛳 #NFboat

Un post condiviso da Negri Firman PR&Communication (@negrifirmanpr) in data:

Dato il particolare momento storico, in cui in tutto il mondo si alza sempre più forte la voce delle donne in difesa dei propri diritti, mi sembra giusto chiederti come sia essere una donna imprenditrice in Italia oggi e, in particolare, in questo settore.

Sono nata in anni di femminismo e sono cresciuta nella certezza che le donne siano pari agli uomini. Penso di essere stata piuttosto fortunata nell’aver trovato un ambito professionale particolarmente aperto da questo punto di vista, anche se non sono poche le difficoltà oggettive che ho riscontrato durante il mio percorso lavorativo, forse più che per il mio essere donna per via dei molteplici aspetti e delle responsabilità implicite nel ruolo femminile. Conciliare il mio ruolo di madre e quello professionale, portarli avanti in modo soddisfacente senza annullare la mia identità non è stato facile. In particolare, la scelta di avere dei figli mi ha creato grandi difficoltà sul lavoro, costringendomi a cambiare azienda entrambe le volte, a fare molte rinunce sul piano personale e molta fatica per poter garantire loro il tempo e l’attenzione necessari e al contempo continuare a lavorare con lo stesso impegno professionale.

Credo tuttavia di esserci riuscita, superando i tanti ostacoli, un carico di lavoro davvero importante e una certa discriminazione. Questo non ha fatto crollare la mia determinazione, né la certezza che il mio valore professionale fosse legato alla qualità e alla serietà del mio impegno e non al genere. 

Addentriamoci ora, appunto, nella moda e nei cambiamenti epocali che sta affrontando. Partiamo dai media e da quello tradizionale per eccellenza, la stampa. Com’è cambiato durante la tua esperienza e come pensi si evolverà?

I media sono lo specchio della società, pertanto in costante evoluzione. Nel corso della mia carriera lo scenario è cambiato costantemente. L’avvento della tecnologia e della dimensione digitale ha avuto un grande impatto sul mondo della comunicazione e non solo. Ovviamente ha influito anche sulla stampa ma, soprattutto, ha influito sul modo di fruire delle informazioni da parte del consumatore imponendo anche ai media più tradizionali di rivedere le proprie modalità in modo da potersi interfacciare con il nuovo lettore.

La moda è tra i settori  più creativi e ricettivi al cambiamento, quindi ha reagito in modo importante all’avvento dell’era digitale, che indubbiamente offre molti strumenti e innumerevoli modalità per entrare in contatto diretto con il proprio consumatore. Tuttavia la stampa tradizionale continua a svolgere un ruolo rilevante offrendo spazi insostituibili di approfondimento e una resa ottimale dell’immagine, strumenti ancora molto importanti per il posizionamento di un brand.

I social network sono davvero la “terra promessa” per i brand di moda?

I social media non sono la terra promessa ma senz’altro costituiscono un elemento indispensabile all’interno di una strategia di comunicazione integrata e ben bilanciata.  Prima ancora che un media, sono diventati in breve tempo un canale privilegiato di interazione tra gli individui, garantendo a persone che condividono gli stessi interessi la possibilità di entrare in contatto anche se vivono agli antipodi. Ai marchi di moda offrono la possibilità di dialogare direttamente con il consumatore in modo immediato e creativo, esprimendo i propri valori in maniera efficace e contribuendo a definire l’immagine del brand. In breve tempo sono diventati anche ottimi strumenti di vendita e customer service.  

Gli influencer, invece, continueranno a conquistare potere? Avranno anche loro un’evoluzione secondo te e, se sì, in quale direzione?

Come tutti i fenomeni anche quello degli influencer è in continua evoluzione. In questo momento il mercato è già saturo e c’è molta confusione, sia in merito agli investimenti necessari sia in merito alle modalità di collaborazione con i brand. Sicuramente gli influencer continueranno a costituire un valido elemento di comunicazione ma dovranno evolversi ed emergeranno quelli che riusciranno ad offrire contenuti più creativi e soddisfacenti e a strutturarsi maggiormente.

Negli ultimi anni si sono messe addirittura in discussione le Fashion Week e le sfilate. Che ne pensi?

Il numero di brand che sfilano e presentano le proprie collezioni è cresciuto esponenzialmente negli ultimi 20 anni e la richiesta di attenzione e visibilità da parte dei media e degli addetti ai lavori è altamente sproporzionata rispetto allo spazio disponibile e non compatibile con l’accelerazione costante del ritmo di lavoro imposto dalla tecnologia. Sono cambiati anche i ritmi nei consumi e la comunicazione diretta dei brand verso il consumatore favorita dai media digitali crea un desiderio immediato di acquisto che, insieme al cambiamento climatico globale, rendono obsolete le consuete stagionalità.

Così, se da una parte sarebbero necessarie fashion week più frequenti, dall’altra il sentimento generale degli addetti ai lavori oberati da mille impegni è quello di una certa insofferenza nei confronti di queste manifestazioni e la richiesta di trovare modalità alternative. Nella realtà, a parte qualche rara iniziativa particolarmente riuscita, non è ancora stata identificata una forma di presentazione delle collezioni che possa sostituire la sfilata che continua ad essere considerata un must anche dalle nuove generazioni di designer.

In uno scenario così mutevole e che cambia ad un ritmo quasi forsennato, qual è la giusta ricetta per costruire la credibilità di un brand e far sì che duri nel tempo? 

Credo che nella comunicazione, e in particolare quella di moda, non esistano ricette universali ma che sia necessario ogni volta disegnare una strategia su misura che tenga conto dell’identità del brand e della personalità del suo fondatore, nonché del target di riferimento. Inoltre è importante applicare una certa costanza nel messaggio e una certa obiettività nell’evitare forzature, adottando uno stile in linea con il posizionamento e l’estrazione del brand e trovando il linguaggio più adatto per rappresentarlo attraverso le diverse piattaforme di comunicazione.

Cosa consiglierebbe, invece, Silvia Negri Firman a chi vuole intraprendere oggi la sua carriera?

Consiglierei di non abbandonare mai l’umiltà, la ricerca, la curiosità e la sperimentazione, di esplorare in profondità le potenzialità di ogni media ed il suo funzionamento, gli argomenti trattati e l’approccio. Di imparare ad ascoltare .

Luca Ferone

Da sempre appassionato di media, Luca lavora da anni nelle Fashion PR. In Launchmetrics segue le attività di marketing per il mercato italiano. Nel tempo libero, riesce a staccarsi da cinema e serie tv solo per un buon libro o una bella mostra.

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