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Luca Vezil, "la mia strategia è non avere nessuna strategia di racconto." #InfluencerInsiders

Launchmetrics Content Team

Con la nostra serie #InfluencerInsiders vogliamo raccontare anche l'altro lato di uno dei fenomeni più rivoluzionari in ambito comunicazione degli ultimi decenni, il boom degli influencer.

Lo facciamo intervistando alcuni influencer celebri per capire come sia nata questa esperienza e come credano si evolverà. Nuovo protagonista di #InfluencerInsiders è Luca Vezil, uno degli influencer uomini più noti del Bel Paese. Originario di Genova, Luca ha trasformato la sua passione per lo stile e i viaggi in un racconto fatto di immagini e testi che gli hanno permesso di affermarsi in pochi anni tra i migliori in Italia. Noto anche per la sua relazione con Valentina Ferragni, sorella di Chiara e famosa influencer, Luca Vezil vanta oggi oltre 760mila follower su Instagram ed è in continua ascesa grazie al suo mix unico di autenticità, semplicità e fascino.

L'intervista a Luca Vezil per #InfluencerInsiders.

Come sei diventato un influencer?

Influencer è una parola che ancora adesso mi suona strana. Pone il “personaggio” su un livello superiore rispetto a chi lo segue, indicando come questi possa influenzare le masse. Il mio diventare influencer ha invece un’accezione del tutto opposta: se oggi ho diverse persone che mi seguono è perché hanno trovato in me un ragazzo del tutto comune, che fa esperienze, viaggia, veste marchi di moda e condivide le proprie passioni essendo uno come loro, uno come tanti. Ho iniziato circa 4 anni fa a condividere il mio mondo sui social ed il non voler diventare influencer a tutti i costi è stato ciò che mi fa essere oggi ciò che sono: un ragazzo come tanti che racconta la propria vita, o il proprio percorso come mi piace definirlo, ad un discreto numero di persone da tutto il mondo sul proprio canale.

Credi che ci siano delle differenze tra un influencer uomo e un’influencer donna?

Il social è donna. Statisticamente. Per un’influencer donna credo sia più semplice poter trovare una chiave di lettura per raccontarsi al proprio pubblico, in maggioranza femminile come detto. Un influencer uomo invece ha bisogno di filtrare leggermente il proprio racconto per far sì che possa essere apprezzato sia da un pubblico femminile, al quale le passioni maschili possono non interessare, sia da un pubblico maschile, che è meno incline ad un racconto patinato di passioni più “maschie”.

 

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Cosa ne pensi dell’influencer marketing in Italia?

L’influencer marketing italiano è sicuramente uno dei più forti se paragonato a quelli di altri paesi. La moda, il lifestyle, il food and beverage, tra i tanti, sono settori riconosciuti a livello mondiale per la propria eccellenza e per questo motivo c’è molta richiesta di sponsorizzazioni anche a mezzo social. Ci sono profili che compiono un lavoro egregio in questo e possiamo vantarne alcuni tra i più “influenti” a livello mondiale. Penso però che si debba adottare un sistema di controllo più rigoroso per ciò che riguarda la proposta degli influencer: il mercato è saturo e molti, sempre più, influencer adottano strategie più o meno legali per poter, almeno numericamente, apparire più appetibili alle aziende, andando a ledere l’immagine di chi ne ha fatto una professione e quotidianamente lavora per mantenere ed aumentare la qualità del proprio operato.

Qual è il segreto di Luca Vezil per continuare ad essere seguito?

La strategia dietro il profilo di Luca Vezil è il non aver alcuna strategia di racconto. Ci sono persone che si occupano di pianificare le collaborazioni, previa mia approvazione, ma ciò che condivido sul mio profilo è ciò che vivo quotidianamente. Non occuparmi in prima persona dell’aspetto commerciale mi permette di mantenere un approccio ancor più reale sul mio profilo e mi lascia più tempo per vivere e raccontare le mie giornate sui miei canali. Posso concentrarmi quindi sul produrre migliori contenuti, che migliorino la qualità generale del racconto, e ho maggior tempo da dedicare a leggere a rispondere ai miei followers: questo mi lega ancor di più a loro e loro a me ed ottengo così un feedback in tempo reale su ciò che sto condividendo, aiutandomi a capire cosa generi maggior interesse e dove poter migliorare nel raccontarmi. Questo, se non è propriamente un segreto, è sicuramente un buon consiglio.

Cosa ti spinge a rinunciare ad una collaborazione con un brand?

La prima regola per una collaborazione è che in primis il brand rispetti la credibilità dell’influencer. Il seguito che si ha sul proprio canale è dovuto all’interesse generato dal racconto che si dà di sé, racconto che si compone di scelte quotidiane in cui il pubblico si immedesima ed a cui associa l’influencer. Una collaborazione con non sia affine a questo racconto non solo non genererà traffico e quindi risultato numerico per il brand, ma andrà anche a ledere l’immagine dell’influencer, che verrà etichettato come “mercenario” a costo di incassare una fee, minando la fiducia che si è ottenuta dal proprio pubblico. Facendo un esempio pratico sul mio caso: ormai sono conosciuto perché promuovo uno stile di vita “healthy”, fatto di allenamento e cibo sano; quale potrebbe essere la mia credibilità se iniziassi a promuovere cibo da fast-food quotidianamente?

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Qual è stata, invece, ad oggi la migliore collaborazione della tua carriera?

Non è molto professionale giudicare collaborazioni migliori o peggiori a livello di brand. Ci sono sicuramente state collaborazioni che sono state più soddisfacenti ed altre meno, collaborazioni più affini ed altre meno. Con alcuni brand ed aziende abbiamo sviluppato un rapporto lavorativo/personale duraturo nel tempo (che a mio parere dà maggior credibilità ad entrambe le parti quando si tratta di una collaborazione) e tra questi ci sono sicuramente Nike ed Oakley, brand di cui sono ambassador e che mi accompagnano nel mio percorso da ormai diversi anni.

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